Racconti e articoli pubblicati

 

 

 

RACCONTI E ARTICOLI PUBBLICATI

"Fallimento"- Rassegna "Racconti d'estate"- Giornale "La Voce"-Rimini- Anno 2000.


"Fellini non abita più qui"- giornale "Chiamami Città"(Rimini)- anno 2000.

"Di epitaffio in epitaffio"- "La Voce" - Rimini - anno 2000.

"Metamorfosi" giornale "La Gazzetta del Rubicone"(Santarcangelo di R.)- anno 2000-


"Nei cimiteri a decifrar latino"- La Gazzetta del Rubicone- anno 2000-


"L' oste che fa la differenza" - "Chiamami Città"(Rn)- anno 2000-


"In Rubiconia non tutto è perduto" - La Gazzetta del Rubicone- anno 2000-


"Il mio giubileo tra bellezza ed elemosina"- "La Voce"(Rn)- anno 2000-


"Morire tra Natale e Capodanno"- "La Voce" (Rn)- e "La Gazzetta del Rubicone"-anno 2000-


"La cultura della morte soffocata dai trionfi della vita"- "Il Ponte"- anno 2001-


" Se è vera Pasqua"- "Il Ponte"(Rn)- anno 2001-


"Il bel paese di una beata egoista"-Concorso "Il racconto"- giornale"La Repubblica"- anno 2001-


"La burocrazia tra computer e penne d'oca"- "Chiamami Città" (Rn)- anno 2001-


"Il sarto" - La Gazzetta del Rubicone- anno 2001-


"Dove sono finite le sessantottine?"- "La Voce" di Rimini- anno 2001-


"Bastava un tocco di campana per il bel tempo"- "Chiamami Città Magazine"(Rn)- anno 2001-


"Finalmente il tempo libero soprattutto per gli anziani"- "La Voce"-


"Una casa in vendita" e "I misteri della notte"-Rivista "Confini"(Cesena)- anno 2001-


"L'Egitto dei Faraoni e dei marpioni"- "Chiamami Città"(Rn)- anno 2001-


"L' amor di patria resisterà all'era della globalizzazione"- La Voce"(Rn)- anno 2001-


"In marcia per le donne afgane"- La Voce- anno 2001-


"Accoglienza, gusto e gastronomia"- Chiamami Città"- anno 2002-


"Il cibo nel tempo"- "Chiamami Città" e "La Gazzetta del Rubicone"- anno 2002-


"Una locanda per il fine settimana"- "Chiamami Città"- anno 2002-


"Vendere il passato"- "La Gazzetta del Rubicone"- anno 2002-


"Quando la traduzione del latino risvegliava la preghiera"- "Il Ponte" (Rn)- anno 2002-


"Il Marocco"- "La Gazzetta del Rubicone"- anno 2002-


"A tavola con le formiche"- Pro-Loco - Longiano(FC) - anno 2003-


"Come consolarsi"- "La Gazzetta del Rubicone"- anno 2003-


"Vino, o bel vino"- La gazzetta del Rubicone- anno 2003-


"La Festa del perdono"- La Gazzetta del Rubicone"- anno 2004-


"Finte rondini non fanno primavera" - La Gazzetta del Rubicone - anno 2004-


"Caccia al tesoro"- Rivista "La Nuova Tribuna Letteraria"- Abano Terme (Pd)- anno 2004-


"Ma quale Natale?"- rivista "C&M-Città e Mercato"(Rn)- anno 2004-


"Basta Jingle Bells, riscopriamo la Romagna"- La Gazzetta del Rubicone"- anno 2004-


"Ricordo di Antonio Piromalli"- "La Nuova Tribuna Letteraria"-Abano Terme(Pd)- anno 2004-


"San Mauro Pascoli, il mio paese"- "La Gazzetta del Rubicone"- anno 2005-


"Il mondo natalizio di Giovanni Pascoli"- "La Gazzetta del Rubicone"- anno 2005-

 

Mia intervista " In scena la tavola" su "IN MAGAZINE" (RN) -Novembre 2008-

 

Marzo 2009 - "Virtù dei cardi di Caterina Sforza" su "La Gazzetta del Rubicone" e "Chiamami Città" (RN).

 

Estate 2009 - "Bracconieri e Mondine del mare" su "La Voce"-

 

Chiamami Città" - Web Gazzetta Rubicone - " La mia estate al fresco..." su "Chiamami Città"

 

Settembre 2009 - Commento Vangelo secondo Marco su "La Voce"

 

Natale 2009 - "Acccendiamo le luci dentro di noi" su "La Voce" e "Corriere."

 

Gennaio-Febbraio 2010 - "Antonia da Barignano " - Violante Montefeltro" -

 

"Le donne minori dei Malatesta" (Gazzetta Cervia-Cesenatico-Chiamami città)

 

Luglio 2010 - Mio articolo "Alle Terme" pubblicato su "Chiamami Città-Rimini" e Gazzetta Rubicone".

 

Col titolo: "Alle terme, un mondo fascinoso da scoprire" con immagine, sul sito internet www.romagnagazzette.com (inediti).

 

Settembre 2010 - Mio racconto "Florin e Mariana" (tema : accoglienza, solidarietà verso persone fragili e bisognose di aiuto) pubblicato su "Chiamami Città" - "La Gazzetta del Rubicone".

 

"A chi affidarci" - Romagnagazzette.com - dicembre 2010 -

"Tu ,o Padre, c'illumini, / tu ci reggi e ci guidi! / Signore, nelle tue mani / l'inizio e la fine/ e tutto affidiamo".
PAGINE DI VANGELO. E' scritta nella prima pagina di un Vangelo ricevuto in dono, la dedica. Queste le parole: " La luce nella luce,/ l'amore nell'amore,/ la pace nella pace, / la giustizia nella giustizia,/ la libertà nella libertà,/ l'uguaglianza nell'uguaglianza, /io vo' sempre invocando,/o mia unica speranza,/ o mia fede, /o mio Grande Signore!".
Non conosco il nome dell'autore. O forse non lo ricordo, è passato tanto tempo... Penso che le parole siano di un poeta, di un filosofo, oppure di una persona qualsiasi che abbia conosciuto la sofferenza, subìto gravi torti.
Ogni volta che apro il Vangelo, le rileggo.
"La luce nella luce...l'amore nell'amore... perchè le parole luce, amore e le altre si rincorrono, si cercano l'una nell'altra?
Forse le prime, intese come "umane" , chiedono rifugio, aiuto, completezza alle seconde, intese come "divine"?
Dio, il Grande Signore, che le racchiude tutte in sè, le ha concesse munificamente all'uomo. E l'autore consapevole della grandezza e importanza di questo dono, dice: ..".io vo' sempre invocando...", perchè teme vengano disperse, cancellate.
Quelle "parole" rispecchiano i sentimenti e i grandi valori della vita, ma spesso vengono dimenticate, oltraggiate, calpestate.
Molte sono, infatti, le vite degli uomini che brillano appena di luce fioca, non sono riscaldate dall'amore , soccombono per mancanza di pace, di giustizia, di libertà.
E sopraffazione, egoismo, finzione contraddistinguono gli uomini che non rispettano l' uguaglianza.
L'autore ripone l' unica speranza nel Nostro Signore. Gli conferma la fede. A lui si affida.
I nostri Natali, con l'affannoso scambio dei doni, non rispecchiano più gli autentici, buoni sentimenti. E anche gli alberi natalizi paiono appesantiti da addobbi falsamente luccicanti.
Se ai loro rami appendessimo le parole della preghiera: in alto l'amore, più sotto la pace, più in là la giustizia, lì, la libertà, vicino l'uguaglianza., tutt'intorno quanta luce brillerebbe!
E se sotto gli alberi mettessimo solo due regali, ma importanti: la speranza e la fede!
Il congedo lo lascio fare ad Eduard Morike, un poeta tedesco dell'800, con alcuni suoi versi dedicati all' anno nuovo:
"...In lui incominci, /che il sole e la luna/ sulla volta turchina/ del cielo fa muovere./Tu ,o Padre, c'illumini, /tu ci reggi e ci guidi! /Signore, nelle tue mani /l'inizio e la fine/ e tutto affidiamo"/.

Aprile 2011 - Viene pubblicato con grande rilievo il mio articolo : "L'Amor di Patria" dedicato al 150° Anniversario dell'unità d'Italia.

Luglio 2011 - Viene pubblicato su "La Gazzetta del Rubicone", "Chiamami Città", "Il Ponte", l'articolo : "Ritorno al passato, col piccolo cucito".
 

Ottobre 2011 - Celletta Zampeschi Santarcangelo - "Tre donne nell' Arte/ un unico nome/ Franca Fabbri".
Non è uno scherzo, veramente tre artiste con lo stesso nome, il 14 ottobre, si sono incontrate alla
Celletta Zampeschi di Santarcangelo, portando ciascuna il bagaglio della propria arte: teatro, poesia, arti visive. L'incontro era organizzato dall'Associazione Culturale "Noi della Rocca", con la collaborazione della Biblioteca Baldini e il Patrocinio del Comune Clementino.
La prima Franca Fabbri, di Milano, famoso soprano, oggi voce recitante, ha affrontato un suo cavallo di battaglia: il melologo di Richard Strauss "Enoch Arden" Op,38, al pianoforte la pianista Laura Beltrametti. E' un testo poetico ottocentesco di Lord Tennyson, una tragica storia d'amore, che si avvale della fusione con la musica composta dal grande Richard Strauss. Molti grandi musicisti dell'800 come Bizet, Massenet, Gounod, Schumann, Listz, Strauss si sono dedicati a questo genere letterario-musicale, in auge fino agli inizi del 900, soprattutto nell'area austro-germanica.
Il soprano milanese, più volte interprete di Violetta nelle Traviata, scoperta da Luchino Visconti, che ha calcato i più importanti teatri d' Italia, d'Europa e d'America, da tempo ci cimenta nella recitazione dei più famosi melologhi ( o melodràmen) e alla Celletta Zampeschi ha recitato proprio il più famoso, l' Enoch Arden, da cui fu tratto anche un film.
La seconda Franca Fabbri, poetessa e scrittrice di San Mauro Pascoli, oltre ad aver condotto il programma della serata , ha letto alcune poesie tratte dal suo ultimo libro "Sto consumando l'ultima casa"(Fara Ed.), versi asciutti, franti, anche ironici, spiegando che le tre artiste, per i loro interventi, avevano concordemente scelto di esplorare nelle tre diverse arti: teatro, poesia, arti visive, le diverse, possibili interpretazioni della morte.
La terza Franca Fabbri, di Santarcangelo, critico e docente di Storia dell' Arte all' "Accademia delle Belle Arti di Rimini", che svolge attività di ricerca sull'arte contemporanea presso università italiane ed estere, ha trasmesso "suggestioni, immagini, parole" da Munch, Friedrich, Schneider, i cui quadri e installazioni erano proiettati su schermo a parete.
Folto il pubblico presente che ha applaudito la scelta originale e altamente culturale della serata.
Molto apprezzata la pianista pavese Laura Beltrametti, che ha suonato in sedi prestigiose e ora anche qui da noi, in Romagna.
Le tre artiste dallo stesso nome -Franca Fabbri- ,esibendosi ciascuna nella propria arte, hanno così cancellato, divertendosi, l' errata attribuzione di ruoli e meriti; la poetessa, infatti, era "vista" anche nel ruolo di docente di storia dell'arte, e questa spesso diveniva anche poetessa e scrittrice...
La poetessa Franca Fabbri, un tempo residente a Milano, era raggiunta da telefonate e messaggi di entusiastici ammiratori del soprano Franca Fabbri, che cantava alla Scala, ricevendo addirittura al posto suo, "corbeilles" di fiori!
Ora le tre artiste, attraverso questo piacevole incontro, si sono conosciute personalmente e sono divenute anche amiche, e se capiterà ancora un pò di confusione, pazienza...loro non si offenderanno, anzi la gradiranno!
FRANCA FABBRI ( San Mauro Pascoli )

18 Novembre 2011 - Su tutti i giornali Emilia-Romagna e on-line, mio articolo: "Fili e merletti: un'arte in cammino"

Febbraio 2012 - idem per mio brano : "La neve nella poesia del Pascoli e nella realtà."

Pasqua 2012 - Mio brano augurale tratto da "LA BUONA NOVELLA" del Pascoli (occasione centenario)

Maggio 2012 - Su maggiori testate giornalistiche e online mio articolo storico "Federico II, Il Grande", nel 300° anniversario sua nascita.

Agosto 2012 - Su "La Stampa" (rubrica "Cuori allo specchio") pubblicata mia storia "Quell'afoso agosto della mia umiliazione".

Dicembre 2012 - Pubblicazione su quotidiani e online mio articolo "Il Presepe"
La parola presepio deriva dal latino e significa “greppia” o “ mangiatoia”. Il presepio è la rappresentazione della nascita di Gesù ed ha origini medievali. Il primo fu realizzato da San Francesco nel 1223, tre anni prima della sua morte. Da allora la tradizione vuole che ad ogni natale nelle chiese, nelle case venga ricostruita la scena della natività, perché ognuno di noi possa scoprire la Verità che rende liberi, l’Amore che trasforma l’ esistenza.
Il desiderio di queste scoperte oggi sta svaporando e anche lo scambio del dono sta perdendo di significato, cerchiamo almeno di non perdere la “visione” di colui che nascendo e poi un giorno morendo ci ha salvati, rappresentandola ad ogni natale nelle nostre case, perchè produca in noi voglia di amare, voglia di pace, di armonia, di gioia pura, la stessa che provavamo da bambini. Costruendo un presepe anche gli adulti tornano bambini, di fronte a quella nascita “diventiamo” tanti piccoli “gesù bambino”.
Io non ho mai perso l’abitudine di riproporla in casa mia, ricordo sempre l’entusiasmo che mettevo da piccola nel modellare il cielo con la carta blu stellata, le montagne e le grotte con la carta di color marrone, nel disporre le anatre nel laghetto fatto con un pezzo di specchio, nel cercare il muschio fresco per i prati dove far pascolare le pecore e i sassolini bianchi per i sentieri su cui far camminare i personaggi in cammino verso la grotta, nel fissare in alto la stella cometa ricoperta di carta stagnola, nell’ adagiare i trucioli di legno, trovati da un falegname, nel giaciglio del “bambino”.
L’ incanto provato nella contemplazione del povero, umile presepe, costruito su di un tavolo nel freddo corridoio di casa era lo stesso e forse più di quello provato di fronte al presepe grande e magnifico dei Frati Paolotti di Rimini che immancabilmente ogni anno veniva da me visitato.
Cercavo di “rubare” qualche idea e così cambiavo un po’ il paesaggio, aggiungevo qualche nuova statuina, creavo posti nuovi per palme, pecore, pastori, fino ad arrivare, finalmente, alle luci!
Molti sono i presepi da me visitati in diversi luoghi, paesi e città. Questa mia curiosità “sacralizza” ogni volta i miei natali e crea in me emozioni nuove.
Da diversi anni per me non è natale se non vado a visitare lo straordinario presepe meccanizzato dei Frati del S.S. Crocifisso di Longiano, un paese collinare della Romagna, che è già esso stesso un presepe, tanto è bello.
Vengono riproposte sempre nuove scene e scenari, in un grande paesaggio che degrada dai monti fino a scendere al piano, al centro viene ambientata la natività, ai lati può apparire l’ Annunciazione, poetica e immacolata, o il sacrificio di Isacco, o la fuga in Egitto, i pastori in adorazione, i Re Magi in cammino, nello scorrere delle ore del giorno fino a quelle della notte, con sole, luna, stelle, scie di angeli, col temporale che scoppia tra saette e tuoni e pioggia vera, come vera è l’acqua della fontana, del pozzo, del ruscello, della cascata, con gli animali che mangiano, i lavoranti alle loro opere, case, torri, grotte e fuochi, suoni e rumori della vita quotidiana così reali da sentire schioccare la frusta sul dorso dei somarelli intenti a far girare le ruote del frantoio e in sottofondo la dolcezza dei canti natalizi. Puoi stare a rimirarlo per lungo tempo, senza stancarti, scoprendo nuovi particolari, con stupore e ammirazione.
Papa Benedetto 16° nel suo libro “L’infanzia di Gesù” scrive che in realtà sul giaciglio del “divino infante” non soffiavano caldi respiri, per scaldarlo, un bue e un asinello; c’ invita però a porli ancora nel presepe, nel rispetto della tradizione.
La loro assenza toglierebbe calore anche alle nostre esistenze. Perché è di calore che hanno bisogno le famiglie, di quel calore che sprigiona la scena della sacra natività nella sua completezza, che può attenuare difficoltà, egoismi, ire, cancellare separazioni, indifferenza, illuminandoci di speranza.
Invito, infine, a far nostre le parole di Don Primo Mazzolari:
“Se il mondo vorrà avere ancora uomini liberi, uomini giusti, uomini che sentono la fraternità, bisognerà che mai dimentichiamo la strada del presepio”.

FRANCA FABBRI ( San Mauro Pascoli )


Aprile 2013 - Prosa poetica ispirata al film-documentario del registra Zaccaro.


IL PICCOLO MARE ( FIUME MARECCHIA )


“ …le sorgenti del Marecchia sono più misteriose delle sorgenti del Nilo” (anonimo)


E’concepito nel ventre di un bosco all’Alpe della Luna. E’partorito sotto un cespuglio. Intravedi il brillio di un piccolo specchio. E’lui. Lo guardi, ti guarda, allunghi una mano a conchiglia e con una carezza raccogli e assaggi un pò d’acqua, è l’acqua del fiume Marecchia, il mio fiume.
Una volta scoperto vuole presentarsi, far sapere chi è, vuole farti sentire il suono dello zampillo. L’ascolti, lui intanto cerca la sua strada, affronta con coraggio i primi dirupi, li scavalca con decisione, divertendosi a creare allegre cascatelle. E’ ancora un fiume bambino, ma sta crescendo in fretta, scivola svelto sul letto di bianca pietra, inciampa su rotondi ciottoli, gli gira intorno, poi continua a scendere, scorge ai bordi ciuffi di erba e, quando si alza, piante di lecci, boschi di faggio e roverella, e più lontano, prati e pascoli. Fa amicizia con foglie di ruta, con bacche di ginepro, saluta passando i fiori di violacciocca, abbarbicati su basse rocce. Alle sue fresche acque, piante e fiori si dissetano, si rinfrescano, godono del loro fruscio.
Scopre di avere un fratello quando si sente abbracciare da un piccolo corso d’acqua, il canto di alcuni uccelli festeggia la loro unione e così il mio fiume s’allarga, comincia a sentirsi importante e si regala una cascata.
Nelle sue acque sono rotolati enormi macigni, la pietra dura lo costringe a restringersi in un budello, lui cerca spazio, fa delle curve, riesce ad allargarsi di nuovo quando arrivano gli abbracci dei nuovi fratelli che portano altra sabbia e ghiaia. E l’acqua cresce, canta, si diverte a cambiare colore,il verde,l’azzurro, il trasparente dove luccicano spinarelli, carpe, trote e tra boscaglie di salici e ontano si posano il “passero solitario”, “il pendolino” e nei canneti, l’”usignolo di fiume”.
A metà percorso, il mio fiume è cresciuto ancora, si è fatto ragazzo, si guarda intorno e vede apparire delle rupi che emergono nella valle come zolle galleggianti, si ergono in scoscese pareti rocciose, lui alza gli occhi e vede in alto rocche e castelli, ha tempo e voglia, curioso com’ è, di ascoltare i loro racconti di storia, di guerre, le loro leggende misteriose.
Sa che di lassù si godono splendidi panorami e magnifici paesaggi, anche “lunari” per i calanchi dalla forma curiosa e crudele.
Di nuovo è costretto a restringersi e poi, quando in primavera e in autunno si gonfia, si gonfia dell’acqua di nevi sciolte e di piogge, porta giù tanta sabbia, ciottoli, ghiaie.
Allora il mio fiume, che si è fatto uomo e ha delle responsabilità, deve aiutare a vivere la gente dei borghi e paesi cresciuti vicino alle sue sponde; deve dare la forza delle sue acque vorticose per far girare le pale e le ruote dei mulini che macineranno il grano, e, oltre l’acqua, offrire la sabbia, la ghiaia, le pietre che ha portato giù al piano, a mucchi, durante le sue piene.
Lui per lunghi anni sentirà lo schiocco delle frustate, i versi, i lamenti degli asini e cavalli costretti a trascinare carri stracarichi dei suoi materiali, capirà la fatica degli spaccapietre seduti al sole sui loro mucchi di sassi intenti a romperli a forza di colpi di martello, pieni di ferite per le schegge che volano e solo con una retina a proteggere gli occhi, sentirà le loro bestemmie e maledizioni.
Si divertirà ad ascoltare i canti, le chiacchiere delle donne che andranno a lavare i panni alle sue acque, le grida e le risate dei bambini durante il loro rincorrersi su sentieri e stradine bianche fin in mezzo al fiume,bere lunghi sorsi, tuffarsi nelle misteriose, profonde buche d’acqua e qualche volta, purtroppo, affogarvi. I vuoti lasciati dagli scavi sono diventati acquitrini, vi scivolano anatre selvatiche, attorno vi crescono giunchi, canneti, vistose fioriture colorate e tanti tipi di erbe nell’umido o in cerca di sole.
Con il passare del tempo, il fiume è invecchiato, ora si sente stanco, prostrato dalle numerose ferite inferte dagli uomini, dai loro interventi pesanti e maldestri. Gli asini e i cavalli usati per il trasporto delle ghiaie sono scomparsi, sostituiti dagli autocarri che lasciano profondi solchi sugli argini, calpestano tutto, inquinano l’aria. Abbandoneranno lungo le sue sponde ferraglie e materiale d’ogni genere.Il corso del fiume subirà sbarramenti per fermare le piene che allagano campagne, paesi, alcune zone della grande città dov’ è giunto, a cui lui ha dato e da cui ha preso il nome:”Ariminus”, “Maricula”, “Marecchia”…
Il mio fiume infatti ha concluso il suo viaggio, allargandosi sempre più con gli ultimi abbracci dei corsi d’acqua, a Rimini dove i Malatesta, Signori della città, e secoli dopo anche un Papa, hanno dovuto far costruire opere di contenimento delle sue acque. Con le piene, il fiume ha allagato intere zone della città, sommergendo perfino il Ponte di Tiberio!
Si è rivelato dispettoso e pericoloso, domato solo alla fine del secolo scorso quando l’hanno costretto ad allontanarsi dal porto dove fino ad allora si era gettato, passando con orgoglio sotto le arcate di quel famoso ponte romano che una volta aveva scavalcato.Ora sotto quel ponte hanno messo un’acqua “finta”.Gli hanno preparato un nuovo, grande alveo dove scorrere tranquillo, senza far più danni; gli hanno costruito nuovi ponti, uno di legno, a forma di mezza luna. Hanno trasformato il suo vecchio alveo in uno splendido parco, dove camminano, corrono, giocano, si riposano tante persone e bambini, con percorsi ciclabili lungo i suoi argini. Nell’alta valle, nei suoi tratti vorticosi alcuni ragazzi si divertono a fare “rafting” con delle colorate canoe.
Sono convinta che un fiume “obbligato” a un diverso percorso o sepolto sotto strati di cemento possa soffrire. A volte succede che decida lui cosa fare, come “ vendicarsi”e allora sono guai!
Un fiume è sempre un ricco e straordinario patrimonio,così com’è.
Il mio fiume intanto è giunto al mare, capisci che la sua acqua dolce comincia a farsi salata quando vedi i gabbiani veleggiarci sopra, festeggiando il suo nuovo, ultimo incontro.
Io amo il mio fiume. Spesso passando sull’ultimo ponte vicino alla foce lo guardo sparire, con un po’ di malinconia, in quel mare grigio e verde. Preferisco vederlo da lassù, tra le rupi, soprattutto da quella alta, la culla dei Malatesta, da dove mio padre ed io, nelle limpide, calde giornate d’estate, seguivamo la sua“tortuosa strada bianca” che risaliva la valle, tra piccoli paesi con rocche e campanili, tra colline ricamate di campi, ulivi,vigneti, fino perdersi tra i monti, per ritornare alle sue sorgenti.
Il mio fiume preferisco vederlo da quell’ alta rupe dove aleggia e ritrovo lo spirito di mio padre, dove sento la sua voce contenta dire che il pane, il vino, l’olio della Valmarecchia sono i più “buoni”della Terra.


FRANCA FABBRI ( San Mauro Pascoli )

 

Cara Franca,
ho letto con piacere e attenzione il tuo racconto- ricordo- sul Marecchia, fiume ispiratore, metafora del mare, del viaggio, delle malefatte umane. Sai trattare gli argomenti che ti sono cari con una delicatezza non priva di ironia e tenerezza, quasi che il fiume fosse la culla dove hai giaciuto , il nutrimento della tuaintelligenza del mondo, così come generosamente lo riscopriamo in Guerra , in Fucci. Fiume di storia, più volte con le acque arrossate di sangue, ma poiché l'acqua sempre scorre e lava via ogni azione nefanda, lui, il fiume, si è concesso il premio di ispiratore dei poeti, ha allargato il suo letto e ridotto a rivoli le sue acque perché  tutti potessero godere i suoi sassi arrotondati, il suo tiepido lavacro. Molto, molto bello.
Narda Fattori



Carissima Franca, ciao. Così belle le tue composizioni che sono proprio come la sorgente di un’acqua viva di ricordi che zampilla e scorre fino a quel mare infinito di poesia, che ciascuno di noi sente erompere nel proprio cuore quando alza gli occhi sul paesaggio amato.
Marcello Tosi - Corriere di Romagna -

 

11 Settembre 2015 - CORRIERE DI ROMAGNA - Pubblicato mio articolo :

“ PERCHE' AMO IL FILM “AMARCORD” DI FEDERICO FELLINI”

Perchè il ricordo,(l' “amarcord“) rende “possibile” il ritorno. Il suo desiderio ispira molte forme d'arte: la letteratura, la poesia, la musica, il cinema.Tra i tanti esempi, cito quello di Ulisse per Itaca, del Pascoli per San Mauro e quello di  Fellini per i luoghi e i tempi della sua  infanzia e giovinezza, rivisti e rivissuti attraverso la lente del sogno. Un sogno  di cui noi spettatori, ad ogni visione del film, godendone,ci appropriamo.
Entrano a far parte del sogno la storia, la fantasia, la bellezza,l'ironia, l'umorismo, la nostalgia, la malinconia, i vizi, le virtù, la vita degli uomini. Rimini e i suoi personaggi diventano così città e personaggi universali, ecco perchè il film piace tanto a tutti, ecco perchè è un film da “Oscar”.
A me piace ancor più perchè, come riminese, sento di farne maggiormente parte,in esso trovo le mie radici, i personaggi diventano i miei famigliari, i miei amici, i luoghi, quelli dove sono vissuta.
Li “ritrovo” nei racconti di casa mia, fatti dalla nonna, dai miei genitori, dalle amiche della mamma, tra un bicchierino di vermut e la ciambella e da me bambina ascoltati con curiosità e piacere.
Allora diventa mio il mitico Grand Hotel, mie le piazze, le strade, le stagioni, la neve, la nebbia,  le litigate a tavola, le pose della Gradisca, gli scherzi, le risate, le parole in dialetto.
Fellini con “AMARCORD” mi permette di sedermi ancora in mezzo ai miei, di risentire i loro discorsi, mi regala la voglia di girare ancora per la mia città, cercarne gli umori, i sapori, i suoni, i rumori, il ritorno in quel tempo,.     
Ecco, perchè amo il film “AMARCORD” di FEDERICO FELLINI.         

                                                               

FRANCA  FABBRI

 

10 Novembre 2015

Concorso Rapidamente 2015 - Fara Ed. Rimni (RN) - 3° premio per mio racconto "IL MIO FIUME" con pubblicazione su antologia con poesie e racconti dei premiati.

 

11 Gennaio 2017 - Gatteo (FC)

Mia lettera-ricordo per la poetessa NARDA FATTORI, pubblicata su "CORRIERE di ROMAGNA" e "LA GAZZETTA del RUBICONE".

"UNA LETTERA PER NARDA"
“Franca, mi hai sempre detto che ti piaceva scrivere le lettere, come mai non me ne hai scritto neanche una? Nè un messaggio, un pensiero, per il mio lutto. Hai dato per prima l'annuncio della mia morte e basta. Su f.b., dopo tutti gli altri, finalmente qualcosa “....” lo sai Narda che tra la folla addolorata di amici e amiche ci sono anch'io...”. “L'ho letto, un po' poco, potevi scrivere di più!”
“Hai ragione. Sono rimasta come schiacciata dallo sciame di meravigliose parole che ti indirizzavano, non finivano mai...e poi i titoli a grossi caratteri sui quotidiani con il tuo nome, che raccontavano del tuo lungo scrivere poetico negli anni, delle tue pubblicazioni, dei tuoi successi, della tua presenza in giurie, delle varie presentazioni di autori in poesia e prosa, di prestigiose recensioni e altro e concludevano con la sorpresa per questa tua morte improvvisa, non ho perso una riga...condividevo tutto... però mi stupivo di questo mio distacco, di questo mio defilarmi, schivo, silenzioso. Sono riuscita ad aggiungere su f.b. solo una foto-ricordo di noi due. Ma tu sapevi che non sarebbe finita così, che un segno concreto del mio dispiacere per la tua fine ti sarebbe arrivato.
La scelta del funerale laico ha lasciato tutti un po' sorpresi, qualcuno anche deluso. Non io, sapevo delle tue convinzioni. Nelle nostre lunghe chiacchierate telefoniche e di persona ti parlavo delle mie,così diverse dalle tue, del mio appagamento per le messe che dedicavo ai miei morti al Santuario del S.S.Crocifisso di Longiano, recitate con intensità e fervore dai frati francescani, della mia abitudine a recitare il rosario, tu mi ascoltavi, non ironizzavi, mi ammirasti quando ti raccontai dell' orazione funebre che dedicai alla mia amica, una pittrice, nella chiesa dei Salesiani di Rimini “che brava, Franca!” mi dicesti e nel tuo commento sentivo quasi un desiderio di riceverne una anche tu un giorno. L'avrai, Narda, una commemorazione e sarà grande, molto sentita, profonda, carica di ammirazione e affetto come solo il tuo amico poeta, compagno di lavoro, collaboratore Bruno Bartoletti saprà dedicarti domenica 29 gennaio presso L'Accademia Pascoliana a San Mauro Pascoli. Ci sarò e l'ascolterò e sarò dentro le sue parole.
Il giorno 11 il nostro distacco io l'ho voluto vivere così, tra i pochi nella camera mortuaria del cimitero di Savignano, prima che partisse il corteo per il cimitero di Sant'Angelo di Gatteo, il tuo paese. Ti ho guardata a lungo nella bara aperta, sotto il velo, ti ho toccata appena, sotto ho appoggiato un mio piccolo omaggio di fiori. Senza lacrime. Noi due che della morte abbiamo scritto e detto non piangiamo.Fuori alcuni capannelli di tuoi compaesani in chiacchiere con tuo figlio e tuo fratello. Ho notato il viso pallido, lo sguardo lungo e pensoso del tuo nipotino, che sembrava vivere come un adulto la prima esperienza della morte. Vicini a me, c'erano Ramberti,Bartoletti, la Tamburini, tre grandi. Non ho voluto assistere alla chiusura della bara (i poeti non si dovrebbero chiudere mai...). Ho saputo della cerimonia finale con il discorso del Sindaco, la lettura di una tua poesia, la presenza di altri importanti poeti, della tua grande amica, l' Olga Bandini di “Italia Nostra” che so essersi adoperata tanto (è stata lei a trovarti morta in casa) per avviare subito contatti e pratiche operative e farmi sapere la terribile notizia. Come sono importanti queste persone, una grazia poter godere della loro amicizia, del loro aiuto!
Sono passati diversi giorni da quel funesto giorno. Sono convinta che la tua morte te l'aspettassi e la desiderassi, troppe e lunghe le sofferenze fisiche sopportate, era sopraggiunta anche una grave complicazione che mi confessasti prima delle feste natalizie: “Franca, ho una tristissima notizia da darti...”. Ti sei rifiutata più volte di andare all'ospedale, che ormai eri convinta non ti avrebbe portato significativi miglioramenti, mi dicevi che dormivi poco e male, di aver perso energia, che non riuscivi più a scrivere, ti ascoltavo a lungo come sempre, avevi bisogno di voci amiche, vivevi sola, troppo grande la tua solitudine. Nella grave situazione che prospettavi non ho mai sentito la disperazione, non volevi sacrificare la vita di tuo figlio, ma non volevi neanche più limiti, incognite, riduzione della tua attività letteraria. E allora? Allora forte di carattere come sei hai accettato la realtà, senza speranze a cui aggrapparsi come facciamo noi credenti, pronta ad accogliere lei, la morte, che ha captato il tuo desiderio, infatti è arrivata, si è seduta vicina a te, ti ha tolto la vita, “ con un sospiro lieve, senza dolore...”
Narda,dunque, mi dovrei fermare qui, a questa cronaca della tua ultima parte di vita e poco più? No, vorrei dire ancora di noi.
“Lunga una quindicina di anni, vicine in conferenze, presentazioni di libri, spettacoli culturali,la nostra amicizia diventa più stretta, personale, collaborativa tra noi due, ti leggo, ti ammiro, ti ringrazio perchè lavori per me con bellissime recensioni sul mio scrivere in poesia e prosa, mi dici, “in poesia sei leggera, ironica, asciutta, meglio la prosa”, io della tua dirò “mi angoscia, è oscura”, abbiamo stili così diversi che non possiamo “darci fastidio”, ci facciamo critiche aperte, sincere, guardandoci negli occhi. Parliamo dei “colleghi”, del mondo letterario che ci circonda pieno di invidie, cattiverie, falsità, dell' attenzione che godiamo da parte del bravo giornalista Marcello Tosi e dello scrittore- poeta- saggista Miro Gori.
Quanti bei pranzi, ricchi buffet dopo eventi di cultura, che belle le gite e le feste organizzate dall'Olga Bandini! Ti piace sentirmi raccontare delle mie passioni, la musica lirica, la pittura, il leggere, il camminare, il mare, le terme, ti distrae, io ascolto il racconto delle tue, leggere e regalare libri, le tue collezioni di civette,i tuoi nipotini, il lavoro nelle giurie, per la didattica, lo scrivere tanto per te e gli altri. Commentiamo la politica, la crisi economica, i migranti, la violenza e malavita. Ci incontriamo nelle nostre case, dimostri cordialità, confidenza con me e mio marito, ci scambiamo regalini, omaggi con fiori, parliamo di cucina, di giardini, computer, malattie, cure,momenti tristi, noiosi, belli, di caldo, di freddo...Il bagaglio della nostra lunga amicizia è fatto anche di piccole cose, gesti comuni, con lacune, distrazioni, dimenticanze. Inevitabile....Mi fermo, mi sono accorta di quanto tu mi abbia dato di più.
“In pochi anni di lavoro hai realizzato tanto” mi dicevi, “ è vero, mi ritengo molto fortunata!” “Sei disinvolta, sicura di te, parli bene in pubblico” e io” le mie tempeste interne non si vedono, quanto devo combattere per la mia timidezza, la mia eccessiva riservatezza! Tu, donna colta, intelligente, matura, sapiente, dici di te ”sono sopra le righe, non accetto compromessi...” leale, sincera, fino ad essere cruda. Non hai carattere facile, lo sai di non ispirare simpatia, sembra non importartene, ma so che ne soffri.
Il senso del nostro accordo è dato dalle diversità dei nostri caratteri e personalità, si dice che i poli opposti si attraggano...
L'amore per l'arte, la cultura, la capacità di sentimenti, il rispetto dei valori etici, l'educazione, la gentilezza, la comprensione,la delicatezza sono stati elementi di grande unione tra noi due, entrambe insegnanti, poetesse, scrittrici.
Non mi posso perdonare di essere mancata alla presentazione del tuo ultimo libro “Dispacci”, hai notato subito la mia assenza ( un'indisposizione) tra il pubblico presente, “alto , qualificato”, hai detto, altre due sei riuscita a tenerne con l'immancabile supporto di Bruno Bartoletti, riscuotendo ovunque successo. Mi mancherà il tuo parere sul romanzo che sto scrivendo, dicevi che quella parola mette paura...Avevi nuovi progetti anche tu, non ti saresti fermata, non ti fermerai nè ora né mai, lavoreranno per te le tue poesie, nel tempo, per lungo tempo...
Ciao, Narda, cara amica.
Franca Fabbri